Il Tar dell’Emilia-Romagna ha rigettato tre ricorsi presentati da proprietari di unità immobiliari in un edificio del centro storico di Rimini. Al centro della controversia vi sono i provvedimenti adottati dall’amministrazione comunale che dichiaravano inabitabili alcuni locali, ordinando il relativo sgombero per motivi igienico-sanitari.
Le sentenze, pubblicate il 21 agosto, fanno riferimento a unità immobiliari situate al piano seminterrato, per le quali in precedenza erano state concesse autorizzazioni edilizie in sanatoria. I proprietari sostenevano che tali concessioni garantissero automaticamente il certificato di abitabilità e avevano pertanto impugnato le ordinanze comunali riguardanti l’inabitabilità e lo sgombero.
Tuttavia, i giudici amministrativi non hanno accolto tale argomento. Hanno ribadito nei tre casi la distinzione tra la regolarità edilizia e l’abitabilità dell’immobile. Il condono può regolarizzare gli aspetti edilizi, ma non implica automaticamente il riconoscimento dell’abitabilità, la quale è vincolata al rispetto dei requisiti igienico-sanitari.
Dalla ricostruzione dell’amministrazione comunale risulta che nei locali interessati dai provvedimenti fosse stata riscontrata un’altezza interna inferiore ai limiti di legge e finestrature insufficienti per garantire un adeguato ricambio d’aria e luce.
Inoltre, il Tar ha ritenuto validi i sopralluoghi tecnici effettuati dall’Azienda Usl della Romagna, giudicando adeguata l’istruttoria condotta dagli uffici municipali e respingendo le obiezioni procedurali avanzate dai ricorrenti.
Le sentenze comportano la condanna dei ricorrenti alla copertura delle spese legali a favore del Comune di Rimini e dell’Azienda Usl della Romagna. Le decisioni si inseriscono in un orientamento già stabilito dalla giurisprudenza in materia.
L’assessore alle politiche per la sicurezza urbana ha commentato che il controllo sulla qualità e salubrità degli alloggi è una priorità per il Comune di Rimini. Ha sottolineato l’impegno dell’amministrazione a intervenire quando emergono situazioni potenzialmente dannose per la salute e la sicurezza delle persone, operando in sinergia con gli organismi sanitari competenti. La sentenza dimostra la correttezza del lavoro svolto dagli uffici e afferma che la tutela della salute ha la precedenza rispetto ad altre considerazioni, evidenziando che eventuali titoli edilizi o sanatorie non possono giustificare condizioni abitative non salubri.
