Riconoscere quali arterie coronariche debbano essere trattate dopo un infarto è fondamentale per prevenire ricadute potenzialmente letali, evitando interventi superflui su pazienti già in difficoltà. Questo è l’obiettivo di uno studio clinico internazionale dedicato, denominato AIR-STEMI (Functional Coronary Angiography to Indicate and Guide Revascularization in STEMI Patients with Multivessel Disease), coordinato dalla Regione Emilia-Romagna e guidato dall’Unità Operativa di Cardiologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara.
Nel progetto sono stati coinvolti oltre 1.800 pazienti, tutti affetti da infarto di tipo STEMI, una condizione in cui una coronaria si occlude improvvisamente, mettendo in grave pericolo la vita del paziente. Di fronte a tali situazioni, l’intervento iniziale prevede normalmente una rapida riapertura dell’arteria tramite angioplastica (PCI), spesso accompagnata dall’inserimento di uno stent. Tuttavia, molti pazienti presentano anche altre stenosi significative. Sebbene sia noto che trattare le stenosi secondarie possa migliorare la prognosi, rimane cruciale capire quali restringimenti debbano effettivamente essere affrontati.
AIR-STEMI confronta la strategia tradizionale, che si basa su una coronarografia per valutare la severità del restringimento, con un approccio più funzionale che consideri l’effettivo impatto di queste stenosi sul flusso sanguigno. In sostanza, si analizza non solo quanto sia ristretta un’arteria, ma anche se questa limitazione influisce davvero sul flusso di sangue verso il cuore.
I primi risultati sono stati promettenti. I 1.823 pazienti sono stati suddivisi tra le due strategie dopo il successo nella riapertura dell’arteria responsabile dell’infarto. Nel gruppo che ha seguito la valutazione funzionale, le stenosi significative sono state trattate con angioplastica, mentre le altre sono state gestite con terapia medica. Nel gruppo in cui le decisioni erano basate esclusivamente sulla gravità delle stenosi visibili alla coronarografia, il 13,7% ha riportato eventi clinici rispetto all’8,9% del gruppo AIR-STEMI. Questo approccio consente di concentrare l’angioplastica sulle arterie che richiedono realmente un intervento, evitando procedure non necessarie e riducendo i rischi associati.
Il progetto è stato evidenziato dai rappresentanti regionali per il suo valore sia in ambito sanitario che per l’approccio collaborativo tra le strutture regionali, dimostrando che un lavoro di squadra può portare a risultati significativi per la comunità. Si mira non solo all’innovazione scientifica, ma anche a migliorare l’efficacia del sistema sanitario pubblico.
I risultati sono stati presentati alla Hot Line 4 dell’ESC Congress 2026 di Monaco di Baviera e pubblicati in una rivista scientifica internazionale di rilievo. L’iniziativa evidenzia l’importanza di una strategia fisiologica per il trattamento delle lesioni coronariche, mirando a ottimizzare le decisioni cliniche e il benessere dei pazienti.
AIR-STEMI è inserito nella Ricerca Finalizzata 2021, comprendendo il contributo di diverse strutture regionali. Ferrara gioca un ruolo chiave grazie al Core Laboratory angiografico, che gestisce analisi e valutazioni per i pazienti sottoposti alla strategia sperimentale.
Questo studio si inserisce in un percorso di ricerca già ampiamente riconosciuto a livello internazionale, comprendendo progetti precedenti che si sono concentrati sulla rivascolarizzazione in pazienti anziani e sulla riabilitazione post-infarto. Con AIR-STEMI, l’attenzione si sposta sulla fase acuta dell’infarto e sulle decisioni riguardanti il trattamento delle arterie.
