È morto Ratko Mladic, il generale serbo responsabile del massacro di Srebrenica in Bosnia. Aveva 84 anni e si trovava in carcere all’Aja, dove stava scontando l’ergastolo. Mladic era stato condannato per genocidio dalla Corte penale internazionale. Negli ultimi anni, aveva affrontato seri problemi di salute, compresi un ictus e un infarto.
Il figlio Darko aveva richiesto la sua scarcerazione a causa delle precarie condizioni di salute del padre, sostenendo che lasciarlo in carcere fosse disumano. Nonostante le sue condizioni, la corte ha respinto più volte la richiesta di liberazione, l’ultima delle quali subito prima della sua morte.
Nato nel 1942 in un villaggio a sud di Sarajevo, Mladic intraprese la carriera militare a soli 15 anni, diventando colonnello nel 1991. Durante la guerra in Bosnia-Erzegovina, assunse il comando delle forze serbo-bosniache, orchestrando il lunghissimo assedio di Sarajevo e ordinando, nel luglio 1995, il massacro di Srebrenica, in cui furono uccisi almeno 8.372 civili bosgnacchi.
Dopo la guerra, Mladic riuscì a rimanere latitante per 16 anni grazie al supporto di forze di sicurezza locali e della sua famiglia. Fu arrestato nel 2011 in Serbia e successivamente estradato all’Aja, dove affrontò accuse di crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio. Il processo si concluse nel 2017 con una condanna, confermata in appello nel 2021.
La richiesta di Darko Mladic di portare il padre a casa per vederlo un’ultima volta è stata motivata dalla sua grande ammirazione per lui. In netto contrasto, la sua sorella Ana, sopraffatta dalla vergogna per le azioni del padre, si suicidò.
Il ricordo degli orrori commessi rimane ancora vivido, con immagini di Mladic che accarezza i capelli dei bambini prima di ordinarne la morte. Le atrocità sotto il suo comando includono violenze indicibili e l’esecuzione di massa di uomini e ragazzi.
Le responsabilità internazionali non sono da meno; il generale francese Philippe Morillon, che comandava le forze delle Nazioni Unite durante il massacro, ha chiesto scusa per il fallimento della missione, in cui le truppe si allontanarono, lasciando i bosniaci in balia delle forze di Mladic.
Ogni anniversario dell’evento è stato segnato da polemiche e rifiuti di riconoscere appieno la responsabilità per i crimini perpetrati. Gli sforzi di ricerca delle vittime continuano, ma la conta rimane incerta, con migliaia di corpi ancora da identificare.
Il revisionismo e l’omertà persistono nei discorsi pubblici, con alcuni che cercano di ridimensionare le responsabilità di Mladic e del suo regime. L’ombra del passato incombe, mentre gli anniversari dei crimini di guerra ricordano le cicatrici profonde lasciate dalla guerra.
